15 giugno 2007. Mattina, ore 10. Esco a comprare il giornale. A 50 metri dall'edicola, vedo una vecchietta -bassina, borsetta a tracolla, vestito color crema-; appoggia la fronte al palo di un lampione pubblico. Mi avvicino preoccupato "Tutto bene, signora?". La vecchina si scuote; s'era forse assopita: "sì, sì, giovanotto. Stavo solo prendendo un po' d'ombra. Da quando la pensilina è stata distrutta da un incidente d'auto, la Ctp non l'ha più rimessa. Ma d'inverno, quando piove, non vi dico!". Inveisco. Compro il giornale; i soliti titoli, così lontani. Torno verso casa, e questa è la scena che mi si propone. La strada è a Monterusciello, in un quartiere che conta più di 28mila abitanti, e che sconta più si 20 anni d'incuria pubblica. I Suv e le station wagon vi passano a forte velocità. Con più cautela, le donne. I ragazzini, ridendo, fanno gimkana con le biciclette. La natura è un personaggio ormai di contorno.La pensilina fantasma era solo un lieve preambolo. La spazzatura come normalità, paesaggio, consuetudine. Mai porre limiti alla realtà...
